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COVID-19: Una realtà surreale

La paura di un nome non fa altro che incrementare la paura della cosa stessa! – Hermione Granger – “Harry Potter”

L’unico modo per sfuggire alla condizione di prigioniero è capire come è fatta la prigione – Italo Calvino

 

“Questo non è il 1985. È il 1985 alternativo per te, per me, ma realtà per tutti gli altri.”

Se hai visto “Ritorno al futuro” più di una volta, ricorderai questa battuta.

Solo che nel 2020 che stiamo vivendo non è servita una macchina del tempo e qualche pasticcio del continuo spazio-temporale a cambiare tutto, ma solo il continuo, incessante e martellante terrorismo mediatico sul virus. Sono mesi ormai che si parla solo di questo. Il tg si apre col bollettino dei nuovi contagiati, dei morti, dei guariti. Insomma è un vero e proprio bollettino di guerra. Vengono dati a raffica i numeri, enfatizzando quelli dei contagiati, ma contagiati sono sia coloro che hanno appena contratto il virus, che coloro che ne stanno uscendo (con carica virale minore), che gli asintomatici.

In nome del virus si fa terrorismo, acuendo sempre di più la paura percepita, piuttosto che quella reale. Così maggiore è la paura, più la maggior parte della popolazione, come un automa, per ignoranza, per eccessiva fiducia ed affidabilità all’informazione di regime, segue senza fiatare le norme e le restrizioni imposte.

“Mantenere il distanziamento sociale”. Quante volte l’hanno ripetuto! Ma hai fatto attenzione ai termini usati, o per eccessivo timore percepito ti sei focalizzato solo su “distanziamento”?  La norma recita “distanziamento sociale”. “Sociale.” Come “sociale”?! semmai “fisico”, anche se nemmeno “fisico” si può sentire! L’uomo è un animale sociale, ha bisogno di relazioni, di contatti umani, di interagire con gli altri, di partecipare a momenti aggregativi e di confronto.

Così con questa imposizione accettata dai più, l’uomo sarà sempre più solo, perché solo non fa poi così tanta paura e si può distruggere facilmente.

Una libertà a metà

Il Carnevale anche quest’anno è finito da un pezzo. Non so voi, ma io non ne posso più di vedere gente mascherata!

“Ingressi contingentati”, “Obbligo di entrare con la mascherina” sono i moniti che recitano i cartelli apposti davanti ai vari esercizi commerciali, come quasi a dire “Lasciate ogni libertà, voi che entrate!”.

Certo bisogna rispettare le regole del padrone di casa, in questo caso dell’esercizio commerciale a cui si accede, ma non trovi che sia quasi un invito a non entrare?  A chi piace fare shopping mascherato?

Magari fai parte di quelli che sono contenti di avere delle linee guida da seguire, perché si sentono spaventati, ma allo stesso tempo tutelati da questi dispositivi di protezione, se di tali si può parlare, poiché la loro utilità è stata stradiscussa dai virologi.

Oppure fai parte di quelli che, come me, non vogliono indossare la mascherina e che detestano questo rimedio medioevale, questo bavaglio.

Se si può andare liberamente seduti al bar o al ristorante e nuotare in piscina, perché i camerieri ed i baristi la devono obbligatoriamente indossare, come se fossero degli schiavi? Non trovi che ci sia qualcosa che stride?

Certo, le norme si rispettano, ma ritengo che sia lecito il dubbio e la discussione.

Spero di non essere sola.

Se anche tu vuoi dire basta a questa libertà a metà, firma la mia petizione.


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Coronavirus: diciamo basta alle mascherine!

Per me, una persona eccezionale è quella che si interroga sempre, laddove gli altri vanno avanti come pecore …

F. De André

 

Neanche ci fosse un terribile gas tossico, magari un gas nervino capaci di neutralizzarci tutti in un attimo, che ognuno indossa fiero la propria mascherina, fiero di rispettare le regole, o con la convinzione di proteggere la propria salute. Chi una semplice chirurgica, chi altre più alla moda, o altre dai colori patriottici, chi altre realizzate in casa, chi altre, realizzate dalla propria ditta e riportanti il logo, o il nome della ditta stessa. Così fieri di starsene imbavagliati dietro quel pezzo di stoffa, che soffoca, oltre che celare ogni espressione del volto. Mancano solo gli occhi a mandorla e sembra proprio di essere in Cina! La paura, il panico disseminato ininterrottamente in questi giorni, settimane, mesi dai mass media ha persino generato anche il terrore verso gli altri, soprattutto verso chi non porta la mascherina. Sguardi di disgusto, immensa disapprovazione vengono rivolti a chi non ne fa uso, seguiti da repentini distanziamenti nei confronti degli altri, quasi si temesse un contagio tipo peste bubbonica.

Sembra che la maggior parte sia diventata una folla di depensanti, che fine ha fatto ragione e raziocinio?
Se ci avessimo imposto di buttarci da un ponte, ci avremmo pensato due volte, o se l’avesse fatto una sola persona, l’avrebbero emulata in molti, pensando che quella fosse la cosa giusta da fare?! Chissà perché sulla mascherina il dubbio l’abbiamo sollevato in pochi.

Basta a questa situazione di follia totale, basta a queste imposizioni di regime! Basta a farla indossare a baristi, ristoranti, negozianti, … e persino ai bambini mentre stanno all’aria aperta e quando praticano persino sport. Fa male! Respiriamo continuamente l’aria che espelliamo, anidride carbonica e ancora anidride carbonica e non l’ossigeno di cui avremmo bisogno; diventando così più soggetti ad altre malattie.

Seguite il mio ragionamento.

  • La fase 2 è ormai superata, siamo nella fase 3. Giusto? Allora dovrebbe essere garantita una maggiore libertà della fase 1, non trovate?
  • Anche gli studi televisivi rientrano nella categoria ambienti chiusi, ma non si è mai visto conduttori, né ospiti portare la mascherina, allora che senso ha imporla in altri contesti?
  • Se bar e ristoranti hanno riaperto e non è obbligatorio indossarla per gli avventori, che possono sedersi allo stesso tavolo con un gruppo di amici, tra i quali ci potrebbe essere un possibile contagio, perché i gestori devono indossare forzatamente guanti e mascherina?!
  • Se hanno dato la possibilità di aprire le piscine e certamente si nuoterà senza mascherine, non scafandrati e avviluppati in una bolla di sapone per proteggerci. Il virus nell’acqua non circola? Allora non sussiste alcun pericolo di contagio e le mascherine sono inutili, facendo arricchire solo chi le vende, facendoci ammalare.

Vivi da uomo libero, e se hai paura, ecco di seguito l’autodichiarazione “no mascherina” che puoi portare con te per sentirti più sicuro di non incappare in spiacevoli multe.

 

Io sottoscritto

DICHIARO

Di non poter indossare alcun tipo di mascherina a protezione delle vie respiratorie in quanto lo stato di privazione parziale di ossigeno mi potrebbe causare ipercapnia, con conseguente disapnea, tachiapnea, stato confusionale, fino alla possibile perdita di conoscenza, sintomi che potrebbero compromettere la mia salute e la mia sicurezza, oltre a quella di altre persone che non indosso la mascherina perché, essendo essa un presidio medico chirurgico non la si può imporre, pena la violazione dell’articolo 32 della Costituzione limita l’atto fisiologico primario ed essenziale per la vita, ossia la respirazione; la mancanza di una libera e sana respirazione è incompatibile con uno stato che rappresenta il bene primo di ciascun individuo inoltre l’uso prolungato della mascherina comporta l’incremento dell’acidosi tissutale, che come ormai è ben noto, predispone all’insorgenza al cancro l’imposizione della mascherina è lesiva della dignità dell’individuo.

Un freddo addio

Avevo paura di non poterti dire addio come si deve in chiesa. Avevo paura di dover scegliere le sole quindici persone da invitare.

Un funerale con solo quindici persone sarebbe stato irrispettoso ed una beffa, soprattutto per il fatto che eri molto conosciuto e stimato in paese.
Avrai fatto, come me, fatica a riconoscerci, se non per la forma, il colore ed espressione degli occhi, una delle poche parti del volto rimasta celata.
Ti saremo apparsi oltremodo ridicoli costretti e soffocati sotto alle mascherine, ma questo è il protocollo.
Come si fa ad imporre tutto questo, pur sapendo che sono nocive poiché si respira la propria anidride carbonica e che il linguaggio non verbale è fondamentale? Come si fa a stringersi in un caldo abbraccio, se si è arrivati al punto che le persone hanno paura delle altre persone a causa del tanto comandato distanziamento sociale? Le persone sono timorose e riluttanti persino a dare una stretta di mano.
Sarebbe stato meglio una cerimonia all’aperto, visto che le giornate sono belle e le temperature favorevoli, e sarebbe stato facile mantenere le distanze senza alcun travestimento.
Quanto dovrà durare ancora questa farsa?
Non voglio più vedere il mio Paese obbligato a dover rispettare delle norme costituzionalmente discutibili e moralmente condannabili.

Equitazione ai tempi del coronavirus

“A volte essere in minoranza è un privilegio.” Gandhi

“Perché seguiamo la maggioranza? Forse perché ha più ragione? No, solo più forza.”
Blaise Pascal

“Avere la maggioranza, non significa avere ragione.” Pino Caruso

“Il cinquanta per cento più uno di imbecilli sono una maggioranza.” Guido Clericetti

Montare o non montare il proprio cavallo? Questo è ultimamente il cruccio per molti proprietari in questo periodo.
C’è chi, come me, non si è arreso, spulciando norma su norma per capire se l’inibire l’accesso e per aggiunta il montare il proprio cavallo sia o meno giuridicamente corretto; chi, pur sensibilmente amareggiato dalla situazione, manifesta un timido disappunto senza altro aggiungere; chi si è affidato ciecamente all’interpretazione delle norme, rispettando e riponendo fiducia in chi ha dato determinate disposizioni; chi si sente scontento, ma non lo esprime apertamente; chi non osa mostrarlo affatto; c’è chi ha incomprensibilmente abbandonato il proprio cavallo da mesi, lasciandolo alle cure della struttura.

Per me è un membro della famiglia, un compagno di vita, e ne morirei per il solo non poterlo vedere, né montare.
In qualunque situazione non si può dire comunque chi abbia ragione, o chi abbia torto. Si potrebbe dire che entrambe le parti hanno ragione, oppure che entrambe abbiano torto; di certo, non è la maggioranza ad avere sempre ragione. Si è abituati a pensare che il concetto di maggioranza sia sinonimo di giustezza. La maggioranza potrebbe anche prendere decisioni “sbagliate” sotto certi aspetti ed inspiegabilmente possa prenderne anche contro se stessa. Ogni scelta è difficile ed ha un impatto sul presente e sul futuro. Il modo più semplice di affrontare ogni scelta è quindi domandarsi che impatto essa avrà sulla nostra vita.

DPCM su DPCM. Per il nostro sport nulla è cambiato con il DCM 1 aprile 2020, rispetto al DPCM 8 marzo 2020.
Hai mai provato a leggerli? Io l’ho fatto. Ecco cosa recitano:

“il mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro” e “Lo sport di base e le attività motorie in genere, svolti all’aperto …… sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro”. (da DPCM 8 marzo 2020)

“è raccomandato ai Comuni e agli altri enti territoriali, nonché alle associazioni culturali e sportive, di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal presente decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone ovvero svolte presso il domicilio degli interessati” (da DPCM 8 marzo 2020)

“sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresì le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo” e che, come chiarito dallo stesso premier Conte “ovviamente gli atleti non significa che non potranno più allenarsi: non lo faranno in maniera collettiva ma individuale” (da DPCM 1 aprile 2020)

L’attività equestre è un’attività individuale. Non trovi?!
Certamente l’emergenza esiste, ma non interessa direttamente l’equitazione. La visione del non poter montare il proprio cavallo è distorta e fuori dalla realtà e ci siamo visti ingiustamente negata la possibilità di allenarci, a causa di una esasperata, ossessiva e drammatizzante gestione dell’emergenza, anche dalle diverse associazioni e federazioni, soprattutto da parte della FISE stessa.
Mi chiedo perché prendano tutti pedissequamente e come oro colato quello che decidono le federazioni. L’ordinamento sportivo ha una certa autonomia, rispetto a quello generale (dello Stato), ma deve soggiacere a dei limiti; pertanto provvedimenti che hanno determinato una lesione di situazioni giuridiche soggettive rilevanti, configurabili come diritti soggettivi o come interessi legittimi, sono manifestatamente incostituzionali, poiché privano i soggetti (atleti) che svolgono attività sportiva (equitazione) dei propri diritti fondamentali (il proprietario ha il potere assoluto di godere e di disporre del bene). In altre parole la legge dello Stato è sovrana: l’ordinamento statale ha una posizione di supremazia su tutti i vari ordinamenti settoriali (es. sportivo); esiste quindi un principio generale di “gerarchia delle Istituzioni”, secondo il quale le norme di rango sottordinato non possono contrastare con le norme di rango sovraordinato.
In certi centri in Italia e in altri Paesi continuano a montare, lo sapevi? Eppure l’emergenza è mondiale!
L’equitazione è diversa da altri sport: non c’è contatto e si svolge in spazi molto grandi. Allora perché averci costretto a privarcene, come se fossimo alla legge marziale, o soggiogati dalla dittatura?!
È come se ora fossimo privati del potere di godere e di disporre appieno di un nostro bene, quasi come se avessimo il cavallo al fermo, cosa che avviene nel caso in cui il proprietario ha un dovere ad adempire e non lo onora, con il divieto di utilizzarlo fino a data incognita, visto che non si sa con certezza quando finirà questa situazione di disordine nazionale; oltre che sentirci cittadini schedatati, controllati e sorvegliati, privati della privacy e monitorati in ogni spostamento.
Non bisogna, però, dimenticare che svolgere un’attività all’aria aperta è un farmaco potentissimo, per mantenere il nostro equilibrio emotivo soprattutto in queste giornate di inattività forzata. Appare quindi evidente come non si possa rinunciare, sempre nel rispetto delle norme e del buonsenso, a distrarsi per garantire il benessere psico-fisico di ognuno di noi.
L’equitazione garantisce appieno questo benessere. Riesce infatti a dare un calcio anche ai disagi psicologici e come dice un vecchio detto inglese “Pago al mio terapeuta mangime e fieno e lui mi ascolta ogni giorno”, diventando così un ottimo “diversivo”.
Il benessere psichico consiste anche nel raggiungimento di obiettivi che non si raggiungeranno facilmente ed in breve tempo soprattutto per i non professionisti (proprietari) con velleità agonistiche, che si sono ingiustamente visti negata la possibilità di allenarsi, a causa di una esasperata, ossessiva e drammatizzante gestione dell’emergenza, ma non dell’emergenza in sé, ma nella fattispecie della disciplina sportiva da noi praticata.
Siamo nel mezzo di una pandemia mondiale. Le pandemie sono purtroppo ricorrenti, appare quindi molto probabile che anche con l’attuale dovremo convivere per molti mesi e nessuno sa quando finirà.
Le norme si rispettano, ma rimangono leciti il dibattito, il dubbio, l’opinione.
Mi auguro di non essere sola.

Alimentazione dei cavalli: se integri c’è più gusto

Ricorda che quello che è riportato sulle lavagnette dei box sono una mera indicazione di ciascun cavallo. È solo il menu di base, quello che viene somministrato giornalmente dagli uomini di scuderia.
Così forse ho risolto l’interrogativo che ti poni da tanto tempo “perché il mio cavallo rimane magro se mangia come gli altri? Sulla tabella c’è scritto lo stesso! Forse è più nervoso? Ha un metabolismo diverso?”.
Sicuramente ogni esemplare è unico, ma ciò che è altrettanto vero è che i proprietari danno integrazioni.
Ecco cosa puoi aggiungere:
– una paletta di mangime in più dopo che hai montato
semi di lino e crusca
pastoni
barbabietola da zucchero pellettata ed essiccata (deve essere preventivamente idratata per un certo tempo in acqua).

Equitazione: può romperti le ossa, ma ti aggiusta il cuore

Non è sufficiente che un uomo sappia cavalcare, egli deve saper cadere

proverbio messicano

Le ossa possono rompersi al minimo impatto o caduta.
Con questo non voglio scoraggiarti prima di iniziare. Devi comunque metterlo in conto ed accettarlo come rischio. Magari non apparterrai ai “cavalieri acciaccati”, chi con costole incrinate, spalle lussate, nasi rotti, …, ma anche quelli bravi cadono.
Non avrei mai immaginato che mentre si monta il cavallo possa inciampare e cadere, ma ahimè succede ! In questo caso devi essere abbastanza fredda da gestire la situazione e lanciarti lontano dal tuo destriero.
Ricorda atterrare in piedi non sempre è meno pericoloso del cadere nel vero senso della parola; potrebbe compromettere caviglia e ginocchia.
Il trucco sta sempre nel cadere dissipando per quanto più possibile energia.
Tenendo conto di questi accorgimenti, BUONA CAVALCATA !

Le donne e l’amore: le “Cenerentola” e le donne a caccia

“L’amore è come la fortuna: non gli piace che gli si corra dietro” Gautier

L’amore lo detesta, ma alcune ragazze e donne non l’hanno ancora capito. Quelle che indossano vestiti ridotti ai minimi termini: abiti dalla generosa scollatura, o che mettono in mostra volutamente e prepotentemente cosce e gambe, o perché no sia l’una, che l’altra. È come se avessero scritto su tutto il proprio corpo a caratteri cubitali: ” SONO DISPONIBILE! “, oppure: ” CERCO UN UOMO PER LA VITA, O ANCHE PER MOLTO MENO!”. Paiono esemplari a caccia, una caccia senza tregua, finché non si riesce ad afferrare una preda. Spesso non importa di che tipo sia, purché se ne riesca ad accaparrane una. “Sola” è un termine che è stato cancellato, bannato per sempre dal loro vocabolario. Questa categoria viene detestata dalle ” donne Cenerentola”, quelle che aspettano che l’amore si accorga di loro, altrimenti … Non attendono però nell’ombra, vanno anche loro al “ballo”, sfoggiando un’arma da non sottovalutare: l’eleganza, sia nei modi, che nel vestire.
Chi vincerà? L’ardua sentenza agli uomini.

Non serve la magia per scomparire

Enunciare la formula magica più appropriata, accompagnata magari da uno sventolio di bacchetta, o avvolgersi in un mantello dalle magiche proprietà, dalla prodigiosa fattezza, sarebbe sufficiente a renderti invisibile.

Per tornare di nuovo visibile basterebbe un contro incantesimo, e … voilà, il gioco sarebbe fatto.
Esiste, però, un tipo di invisibilità in cui resterai intrappolato e per cui non servono trucchi, niente magia. Quell’invisibilità diventa ora più scomoda e notevolmente sofferta. Esattamente come quando, nonostante ti trovi in carne ed ossa in mezzo ad un gruppo di conoscenti, sembra quasi che la tua presenza sia diventata all’improvviso eterea ed impalpabile. O forse per loro lo è sempre stata.

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