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COVID: Fino a prova contraria

Qualche sera fa in tv ho visto un bel film, che non avevo mai visto prima, “Fino a prova contraria” con Clint Eastwood.
Mi ha colpito come il personaggio interpretato da Clint Eastwood sia determinato a credere alla sua intuizione e a dimostrare fino in fondo la non colpevolezza di un accusato di omicidio, che crede innocente, e come riesce a salvarlo dal Braccio della Morte.
Mi sono chiesta “Come mai riesce nell’impresa?”. Certo, è un film, ma quello che è anche vero è che non è coinvolto emotivamente, non ha rapporti familiari con l’accusato, quindi riesce a rimanere lucido.


Non ti far prendere dallo sconforto, credi sempre nella tua intuizione! Sarà difficile se sarai soltanto tu a crederci, ma non ti arrendere!
Anche in questa assurda realtà, in cui siamo finiti per colpa del COVID, non limitarti ad accettare di telefonare all’ospedale per chiedere come sta il tuo parente/familiare, osa di fare di più, non perdere tempo, a volte non c’è tempo!
Devi tentare, altrimenti ti rimarrà il rimorso per non aver nemmeno tentato.

Ecco cosa puoi scrivere: una lettera per far valere le tue ragioni (magari fatti accompagnare da un amico avvocato, sarà sicuramente una spalla preziosa; o se hai un amico biologo, fatti accompagnare da lui, saprà capire meglio le questioni tecniche!):

 

Alla cortese attenzione del Direttore Sanitario di …

PREMESSO

– che comprendo appieno l’emergenza sanitaria nazionale;

– che mi faccio portavoce di un fermento comune;

– che rispettare i protocolli di sicurezza è fondamentale, ma non tener conto dei bisogni dell’anima è “pigrizia mentale” e che, come è anche sostenuto da alcuni primari, il conforto di un familiare è fondamentale per dare motivazione a chi deve combattere una battaglia così difficile;

– che, se si parla di pandemia, ci deve essere un modo univoco di gestire ed affrontare la situazione (consentire o meno l’accesso ai parenti nei reparti COVID);

– che in alcune regioni (es. Toscana e Trentino Alto Adige) nelle strutture sanitarie è consentito l’accesso ai familiari dei parenti nei reparti COVID per umanizzare le cure, con prudenza e turnazione (magari un familiare per malato);

– che l’erronea interpretazione dei DPCM da parte delle strutture sanitarie non ha tutelato rispettivamente né i propri pazienti, né i rispettivi familiari, generando insofferenza degli stessi;

– che per evitare il contagio si deve rispettare pienamente quanto previsto dall’allegato 1 lettera d) del DPM 8 marzo 2020: “il mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro” e che l’eventuale utilizzo di dispositivi di protezione individuale (mascherina) sia più che sufficiente a limitare la diffusione del virus;

– che, come vengono bardati i medici per accedere ai reparti COVID, possono farlo con le giuste precauzioni i parenti sotto l’attenta supervisione dei medici e del personale sanitario;

– che il DPM 8 marzo 2020 art 2- z) stabilisce il “divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus.” e si raccomanda di limitare gli spostamenti;

– che l’inibire l’accesso ai reparti COVID ai parenti è assimilabile a un sequestro di persona, definito come “chiunque priva taluno della libertà personale” (art. 605 del Codice Penale). Il reato così previsto è tecnicamente a dolo generico, ovvero non è necessario un fine ultimo che il reo intenda conseguire perché si raffiguri la specie criminosa. Il solo atto di privare taluno della sua libertà costituisce l’illecito penale previsto dalla norma;

– che per “libertà personale” si intende libertà di locomozione da un lato, ma tale posizione non tutelerebbe coloro che per ragione d’età, ovvero per ragioni fisiche, non possiedono tale facoltà; da ciò si evince che per “libertà personale” è da intendersi libertà da misure coercitive sul corpo;

– che l’art. 13 della Costituzione stabilisce che “la libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria. ” e che “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.”;

– che la tutela della salute è sancita come diritto costituzionale all’art. 32 della Costituzione e che l’OMS stabilisce che “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità”;

– che non si comprendono le ragioni di questo divieto ed il motivo di avere blindato le strutture sanitarie, perché gli anziani soffrono particolarmente il distacco dalla famiglia e sono già fisicamente provati dalla malattia e psicologicamente abbattute dal senso di abbandono, e che il rapporto con la famiglia è parte integrante della loro cura;

– che le prescrizioni diffuse dalle strutture sanitarie sono troppo restrittive e contraddittorie, come peraltro riscontrabile in alcune realtà regionali, con il diritto a ricevere visite per chi è ricoverato in ospedale e dei familiari di poterne verificare lo stato di salute;

– che l’ordinamento sanitario ha una certa autonomia, rispetto a quello generale (dello Stato), ma deve soggiacere a dei limiti; pertanto provvedimenti che hanno determinato una lesione di situazioni giuridiche soggettive rilevanti, configurabili come diritti soggettivi o come interessi legittimi, sono manifestatamente incostituzionali, poiché privano i soggetti (degenti e familiari) dei propri diritti fondamentali;

– che la legge dello Stato è sovrana: l’ordinamento statale ha una posizione di supremazia su tutti i vari ordinamenti settoriali (es. sanitario); esiste quindi un principio generale di “gerarchia delle Istituzioni”, secondo il quale le norme di rango sottordinato non possono contrastare con le norme di rango sovraordinato.

In virtù di quanto sopra riportato, io sottoscritto esprimo il mio dissenso al non consentire l’accesso ai parenti e

INVITO

a considerare con attenzione quanto di seguito indicato:

– consentire l’accesso alla struttura ai parenti dei familiari dei reparti COVID per umanizzare le cure e dare dignità ai pazienti, anche in questo periodo difficile;

– i parenti per visitare il proprio familiare malato, riducendo una contemporaneità di presenze nell’arco della giornata e nell’ambito di una fascia oraria predeterminata a discrezione del gestore della struttura, o almeno consentirne l’accesso per il tempo strettamente necessario per accertarsi del suo stato di salute;

ASSERISCO

– che automaticamente perde di efficacia quanto stabilito dalla struttura sanitaria (fonte di grado inferiore) contrastante con quella di grado superiore (Stato);

– e che pertanto quanto asserito dalla struttura sanitaria dal punto di vista normativo è illegittimo

Vaccino pro nobis

Vaccino pro nobis ci protegge dal covid.
Che ci protegga completamente deve essere ancora verificato, ma ci che ci vogliano usare come cavie è più che chiaro.

La continua e martellante campagna vaccinale è conseguente del costante regime di terrore e di paura che giornali e giornalisti fanno incessantemente e per completare l’opera ecco la ciliegina sulla torta: l’intervista in visione mondiale di Papa Francesco.
“Dovere etico”: così definisce il Pontefice un dovere, precisamente etico, tra le righe un obbligo.
“Se l’hanno detto i medici, dobbiamo farlo.”, ha aggiunto.
Ma come “l’hanno detto i medici” ?! La medicina non è una scienza esatta, e come tale, può incorrere in errori anche gravi, figuriamoci per un vaccino la cui validità è ancora molto discussa e i cui effetti a lungo termine devono essere ancora studiati.
Oltre alle parole più che inopportune per una figura del suo calibro, che dovrebbe rivolgere l’attenzione ad altre questioni, le musiche che sono state scelte nel montaggio. Ma le hai sentite bene?! Scelte a caso? No, direi proprio di no!
La colonna sonora di “Il gladiatore”, quella di “Gli intoccabili” e di “Il Codice Da Vinci”, emblema di un intricato complotto.
Il messaggio sembra più che chiaro, anzi chiarissimo: le parole del Papa sono intoccabili, non possono essere contraddette, quasi vengano direttamente da Dio stesso.

Datemi una penna: notizie in…formazione

Datemi una lettera e vi farò ghigliottinare l’autore. – Robespierre

 

Una penna che scivola a mezz’aria, che si poggia su un foglio per prendere appunti e scivola veloce, riempendo un foglio dopo l’altro, anche se l’intervistato non ha detto un gran che. Così è la penna prendiappunti di Rita Skeeter, giornalista del mondo di “Harry Potter”. Non serve però scomodare l’immaginazione per trovare giornalisti così fantasiosi , che esagerano i fatti, che inventano, senza attenersi più di tanto ai fatti, basta tenere i piedi per terra, aprire i giornali ed accendere la televisione.

“Informazione”, o piuttosto “In … formazione”: in formazione nella mente e nella penna del terribile giornalista. Basta poco per manipolare una notizia, per far dire all’intervistato quel che si vuole. Basta prendere spezzoni di ciò che ha detto il malcapitato e metterlo insieme come più si preferisce, a seconda dell’effetto desiderato; oppure ingigantire il più possibile la notizia, darne maggiore enfasi, martellare continuamente per ottenere l’effetto desiderato. Proprio come quello che è accaduto in questi mesi per il covid.

COVID-19: Una realtà surreale

La paura di un nome non fa altro che incrementare la paura della cosa stessa! – Hermione Granger – “Harry Potter”

L’unico modo per sfuggire alla condizione di prigioniero è capire come è fatta la prigione – Italo Calvino

 

“Questo non è il 1985. È il 1985 alternativo per te, per me, ma realtà per tutti gli altri.”

Se hai visto “Ritorno al futuro” più di una volta, ricorderai questa battuta.

Solo che nel 2020 che stiamo vivendo non è servita una macchina del tempo e qualche pasticcio del continuo spazio-temporale a cambiare tutto, ma solo il continuo, incessante e martellante terrorismo mediatico sul virus. Sono mesi ormai che si parla solo di questo. Il tg si apre col bollettino dei nuovi contagiati, dei morti, dei guariti. Insomma è un vero e proprio bollettino di guerra. Vengono dati a raffica i numeri, enfatizzando quelli dei contagiati, ma contagiati sono sia coloro che hanno appena contratto il virus, che coloro che ne stanno uscendo (con carica virale minore), che gli asintomatici.

In nome del virus si fa terrorismo, acuendo sempre di più la paura percepita, piuttosto che quella reale. Così maggiore è la paura, più la maggior parte della popolazione, come un automa, per ignoranza, per eccessiva fiducia ed affidabilità all’informazione di regime, segue senza fiatare le norme e le restrizioni imposte.

“Mantenere il distanziamento sociale”. Quante volte l’hanno ripetuto! Ma hai fatto attenzione ai termini usati, o per eccessivo timore percepito ti sei focalizzato solo su “distanziamento”?  La norma recita “distanziamento sociale”. “Sociale.” Come “sociale”?! semmai “fisico”, anche se nemmeno “fisico” si può sentire! L’uomo è un animale sociale, ha bisogno di relazioni, di contatti umani, di interagire con gli altri, di partecipare a momenti aggregativi e di confronto.

Così con questa imposizione accettata dai più, l’uomo sarà sempre più solo, perché solo non fa poi così tanta paura e si può distruggere facilmente.

Una libertà a metà

Il Carnevale anche quest’anno è finito da un pezzo. Non so voi, ma io non ne posso più di vedere gente mascherata!

“Ingressi contingentati”, “Obbligo di entrare con la mascherina” sono i moniti che recitano i cartelli apposti davanti ai vari esercizi commerciali, come quasi a dire “Lasciate ogni libertà, voi che entrate!”.

Certo bisogna rispettare le regole del padrone di casa, in questo caso dell’esercizio commerciale a cui si accede, ma non trovi che sia quasi un invito a non entrare?  A chi piace fare shopping mascherato?

Magari fai parte di quelli che sono contenti di avere delle linee guida da seguire, perché si sentono spaventati, ma allo stesso tempo tutelati da questi dispositivi di protezione, se di tali si può parlare, poiché la loro utilità è stata stradiscussa dai virologi.

Oppure fai parte di quelli che, come me, non vogliono indossare la mascherina e che detestano questo rimedio medioevale, questo bavaglio.

Se si può andare liberamente seduti al bar o al ristorante e nuotare in piscina, perché i camerieri ed i baristi la devono obbligatoriamente indossare, come se fossero degli schiavi? Non trovi che ci sia qualcosa che stride?

Certo, le norme si rispettano, ma ritengo che sia lecito il dubbio e la discussione.

Spero di non essere sola.

Se anche tu vuoi dire basta a questa libertà a metà, firma la mia petizione.


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Coronavirus: diciamo basta alle mascherine!

Per me, una persona eccezionale è quella che si interroga sempre, laddove gli altri vanno avanti come pecore …

F. De André

 

Neanche ci fosse un terribile gas tossico, magari un gas nervino capaci di neutralizzarci tutti in un attimo, che ognuno indossa fiero la propria mascherina, fiero di rispettare le regole, o con la convinzione di proteggere la propria salute. Chi una semplice chirurgica, chi altre più alla moda, o altre dai colori patriottici, chi altre realizzate in casa, chi altre, realizzate dalla propria ditta e riportanti il logo, o il nome della ditta stessa. Così fieri di starsene imbavagliati dietro quel pezzo di stoffa, che soffoca, oltre che celare ogni espressione del volto. Mancano solo gli occhi a mandorla e sembra proprio di essere in Cina! La paura, il panico disseminato ininterrottamente in questi giorni, settimane, mesi dai mass media ha persino generato anche il terrore verso gli altri, soprattutto verso chi non porta la mascherina. Sguardi di disgusto, immensa disapprovazione vengono rivolti a chi non ne fa uso, seguiti da repentini distanziamenti nei confronti degli altri, quasi si temesse un contagio tipo peste bubbonica.

Sembra che la maggior parte sia diventata una folla di depensanti, che fine ha fatto ragione e raziocinio?
Se ci avessimo imposto di buttarci da un ponte, ci avremmo pensato due volte, o se l’avesse fatto una sola persona, l’avrebbero emulata in molti, pensando che quella fosse la cosa giusta da fare?! Chissà perché sulla mascherina il dubbio l’abbiamo sollevato in pochi.

Basta a questa situazione di follia totale, basta a queste imposizioni di regime! Basta a farla indossare a baristi, ristoranti, negozianti, … e persino ai bambini mentre stanno all’aria aperta e quando praticano persino sport. Fa male! Respiriamo continuamente l’aria che espelliamo, anidride carbonica e ancora anidride carbonica e non l’ossigeno di cui avremmo bisogno; diventando così più soggetti ad altre malattie.

Seguite il mio ragionamento.

  • La fase 2 è ormai superata, siamo nella fase 3. Giusto? Allora dovrebbe essere garantita una maggiore libertà della fase 1, non trovate?
  • Anche gli studi televisivi rientrano nella categoria ambienti chiusi, ma non si è mai visto conduttori, né ospiti portare la mascherina, allora che senso ha imporla in altri contesti?
  • Se bar e ristoranti hanno riaperto e non è obbligatorio indossarla per gli avventori, che possono sedersi allo stesso tavolo con un gruppo di amici, tra i quali ci potrebbe essere un possibile contagio, perché i gestori devono indossare forzatamente guanti e mascherina?!
  • Se hanno dato la possibilità di aprire le piscine e certamente si nuoterà senza mascherine, non scafandrati e avviluppati in una bolla di sapone per proteggerci. Il virus nell’acqua non circola? Allora non sussiste alcun pericolo di contagio e le mascherine sono inutili, facendo arricchire solo chi le vende, facendoci ammalare.

Vivi da uomo libero, e se hai paura, ecco di seguito l’autodichiarazione “no mascherina” che puoi portare con te per sentirti più sicuro di non incappare in spiacevoli multe.

 

Io sottoscritto

DICHIARO

Di non poter indossare alcun tipo di mascherina a protezione delle vie respiratorie in quanto lo stato di privazione parziale di ossigeno mi potrebbe causare ipercapnia, con conseguente disapnea, tachiapnea, stato confusionale, fino alla possibile perdita di conoscenza, sintomi che potrebbero compromettere la mia salute e la mia sicurezza, oltre a quella di altre persone che non indosso la mascherina perché, essendo essa un presidio medico chirurgico non la si può imporre, pena la violazione dell’articolo 32 della Costituzione limita l’atto fisiologico primario ed essenziale per la vita, ossia la respirazione; la mancanza di una libera e sana respirazione è incompatibile con uno stato che rappresenta il bene primo di ciascun individuo inoltre l’uso prolungato della mascherina comporta l’incremento dell’acidosi tissutale, che come ormai è ben noto, predispone all’insorgenza al cancro l’imposizione della mascherina è lesiva della dignità dell’individuo.

Un freddo addio

Avevo paura di non poterti dire addio come si deve in chiesa. Avevo paura di dover scegliere le sole quindici persone da invitare.

Un funerale con solo quindici persone sarebbe stato irrispettoso ed una beffa, soprattutto per il fatto che eri molto conosciuto e stimato in paese.
Avrai fatto, come me, fatica a riconoscerci, se non per la forma, il colore ed espressione degli occhi, una delle poche parti del volto rimasta celata.
Ti saremo apparsi oltremodo ridicoli costretti e soffocati sotto alle mascherine, ma questo è il protocollo.
Come si fa ad imporre tutto questo, pur sapendo che sono nocive poiché si respira la propria anidride carbonica e che il linguaggio non verbale è fondamentale? Come si fa a stringersi in un caldo abbraccio, se si è arrivati al punto che le persone hanno paura delle altre persone a causa del tanto comandato distanziamento sociale? Le persone sono timorose e riluttanti persino a dare una stretta di mano.
Sarebbe stato meglio una cerimonia all’aperto, visto che le giornate sono belle e le temperature favorevoli, e sarebbe stato facile mantenere le distanze senza alcun travestimento.
Quanto dovrà durare ancora questa farsa?
Non voglio più vedere il mio Paese obbligato a dover rispettare delle norme costituzionalmente discutibili e moralmente condannabili.

Equitazione ai tempi del coronavirus

“A volte essere in minoranza è un privilegio.” Gandhi

“Perché seguiamo la maggioranza? Forse perché ha più ragione? No, solo più forza.”
Blaise Pascal

“Avere la maggioranza, non significa avere ragione.” Pino Caruso

“Il cinquanta per cento più uno di imbecilli sono una maggioranza.” Guido Clericetti

Montare o non montare il proprio cavallo? Questo è ultimamente il cruccio per molti proprietari in questo periodo.
C’è chi, come me, non si è arreso, spulciando norma su norma per capire se l’inibire l’accesso e per aggiunta il montare il proprio cavallo sia o meno giuridicamente corretto; chi, pur sensibilmente amareggiato dalla situazione, manifesta un timido disappunto senza altro aggiungere; chi si è affidato ciecamente all’interpretazione delle norme, rispettando e riponendo fiducia in chi ha dato determinate disposizioni; chi si sente scontento, ma non lo esprime apertamente; chi non osa mostrarlo affatto; c’è chi ha incomprensibilmente abbandonato il proprio cavallo da mesi, lasciandolo alle cure della struttura.

Per me è un membro della famiglia, un compagno di vita, e ne morirei per il solo non poterlo vedere, né montare.
In qualunque situazione non si può dire comunque chi abbia ragione, o chi abbia torto. Si potrebbe dire che entrambe le parti hanno ragione, oppure che entrambe abbiano torto; di certo, non è la maggioranza ad avere sempre ragione. Si è abituati a pensare che il concetto di maggioranza sia sinonimo di giustezza. La maggioranza potrebbe anche prendere decisioni “sbagliate” sotto certi aspetti ed inspiegabilmente possa prenderne anche contro se stessa. Ogni scelta è difficile ed ha un impatto sul presente e sul futuro. Il modo più semplice di affrontare ogni scelta è quindi domandarsi che impatto essa avrà sulla nostra vita.

DPCM su DPCM. Per il nostro sport nulla è cambiato con il DCM 1 aprile 2020, rispetto al DPCM 8 marzo 2020.
Hai mai provato a leggerli? Io l’ho fatto. Ecco cosa recitano:

“il mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro” e “Lo sport di base e le attività motorie in genere, svolti all’aperto …… sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro”. (da DPCM 8 marzo 2020)

“è raccomandato ai Comuni e agli altri enti territoriali, nonché alle associazioni culturali e sportive, di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal presente decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone ovvero svolte presso il domicilio degli interessati” (da DPCM 8 marzo 2020)

“sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresì le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo” e che, come chiarito dallo stesso premier Conte “ovviamente gli atleti non significa che non potranno più allenarsi: non lo faranno in maniera collettiva ma individuale” (da DPCM 1 aprile 2020)

L’attività equestre è un’attività individuale. Non trovi?!
Certamente l’emergenza esiste, ma non interessa direttamente l’equitazione. La visione del non poter montare il proprio cavallo è distorta e fuori dalla realtà e ci siamo visti ingiustamente negata la possibilità di allenarci, a causa di una esasperata, ossessiva e drammatizzante gestione dell’emergenza, anche dalle diverse associazioni e federazioni, soprattutto da parte della FISE stessa.
Mi chiedo perché prendano tutti pedissequamente e come oro colato quello che decidono le federazioni. L’ordinamento sportivo ha una certa autonomia, rispetto a quello generale (dello Stato), ma deve soggiacere a dei limiti; pertanto provvedimenti che hanno determinato una lesione di situazioni giuridiche soggettive rilevanti, configurabili come diritti soggettivi o come interessi legittimi, sono manifestatamente incostituzionali, poiché privano i soggetti (atleti) che svolgono attività sportiva (equitazione) dei propri diritti fondamentali (il proprietario ha il potere assoluto di godere e di disporre del bene). In altre parole la legge dello Stato è sovrana: l’ordinamento statale ha una posizione di supremazia su tutti i vari ordinamenti settoriali (es. sportivo); esiste quindi un principio generale di “gerarchia delle Istituzioni”, secondo il quale le norme di rango sottordinato non possono contrastare con le norme di rango sovraordinato.
In certi centri in Italia e in altri Paesi continuano a montare, lo sapevi? Eppure l’emergenza è mondiale!
L’equitazione è diversa da altri sport: non c’è contatto e si svolge in spazi molto grandi. Allora perché averci costretto a privarcene, come se fossimo alla legge marziale, o soggiogati dalla dittatura?!
È come se ora fossimo privati del potere di godere e di disporre appieno di un nostro bene, quasi come se avessimo il cavallo al fermo, cosa che avviene nel caso in cui il proprietario ha un dovere ad adempire e non lo onora, con il divieto di utilizzarlo fino a data incognita, visto che non si sa con certezza quando finirà questa situazione di disordine nazionale; oltre che sentirci cittadini schedatati, controllati e sorvegliati, privati della privacy e monitorati in ogni spostamento.
Non bisogna, però, dimenticare che svolgere un’attività all’aria aperta è un farmaco potentissimo, per mantenere il nostro equilibrio emotivo soprattutto in queste giornate di inattività forzata. Appare quindi evidente come non si possa rinunciare, sempre nel rispetto delle norme e del buonsenso, a distrarsi per garantire il benessere psico-fisico di ognuno di noi.
L’equitazione garantisce appieno questo benessere. Riesce infatti a dare un calcio anche ai disagi psicologici e come dice un vecchio detto inglese “Pago al mio terapeuta mangime e fieno e lui mi ascolta ogni giorno”, diventando così un ottimo “diversivo”.
Il benessere psichico consiste anche nel raggiungimento di obiettivi che non si raggiungeranno facilmente ed in breve tempo soprattutto per i non professionisti (proprietari) con velleità agonistiche, che si sono ingiustamente visti negata la possibilità di allenarsi, a causa di una esasperata, ossessiva e drammatizzante gestione dell’emergenza, ma non dell’emergenza in sé, ma nella fattispecie della disciplina sportiva da noi praticata.
Siamo nel mezzo di una pandemia mondiale. Le pandemie sono purtroppo ricorrenti, appare quindi molto probabile che anche con l’attuale dovremo convivere per molti mesi e nessuno sa quando finirà.
Le norme si rispettano, ma rimangono leciti il dibattito, il dubbio, l’opinione.
Mi auguro di non essere sola.

Alimentazione dei cavalli: se integri c’è più gusto

Ricorda che quello che è riportato sulle lavagnette dei box sono una mera indicazione di ciascun cavallo. È solo il menu di base, quello che viene somministrato giornalmente dagli uomini di scuderia.
Così forse ho risolto l’interrogativo che ti poni da tanto tempo “perché il mio cavallo rimane magro se mangia come gli altri? Sulla tabella c’è scritto lo stesso! Forse è più nervoso? Ha un metabolismo diverso?”.
Sicuramente ogni esemplare è unico, ma ciò che è altrettanto vero è che i proprietari danno integrazioni.
Ecco cosa puoi aggiungere:
– una paletta di mangime in più dopo che hai montato
semi di lino e crusca
pastoni
barbabietola da zucchero pellettata ed essiccata (deve essere preventivamente idratata per un certo tempo in acqua).

Equitazione: può romperti le ossa, ma ti aggiusta il cuore

Non è sufficiente che un uomo sappia cavalcare, egli deve saper cadere

proverbio messicano

Le ossa possono rompersi al minimo impatto o caduta.
Con questo non voglio scoraggiarti prima di iniziare. Devi comunque metterlo in conto ed accettarlo come rischio. Magari non apparterrai ai “cavalieri acciaccati”, chi con costole incrinate, spalle lussate, nasi rotti, …, ma anche quelli bravi cadono.
Non avrei mai immaginato che mentre si monta il cavallo possa inciampare e cadere, ma ahimè succede ! In questo caso devi essere abbastanza fredda da gestire la situazione e lanciarti lontano dal tuo destriero.
Ricorda atterrare in piedi non sempre è meno pericoloso del cadere nel vero senso della parola; potrebbe compromettere caviglia e ginocchia.
Il trucco sta sempre nel cadere dissipando per quanto più possibile energia.
Tenendo conto di questi accorgimenti, BUONA CAVALCATA !

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