Equitazione ai tempi del coronavirus

“A volte essere in minoranza è un privilegio.” Gandhi

“Perché seguiamo la maggioranza? Forse perché ha più ragione? No, solo più forza.”
Blaise Pascal

“Avere la maggioranza, non significa avere ragione.” Pino Caruso

“Il cinquanta per cento più uno di imbecilli sono una maggioranza.” Guido Clericetti

Montare o non montare il proprio cavallo? Questo è ultimamente il cruccio per molti proprietari in questo periodo.
C’è chi, come me, non si è arreso, spulciando norma su norma per capire se l’inibire l’accesso e per aggiunta il montare il proprio cavallo sia o meno giuridicamente corretto; chi, pur sensibilmente amareggiato dalla situazione, manifesta un timido disappunto senza altro aggiungere; chi si è affidato ciecamente all’interpretazione delle norme, rispettando e riponendo fiducia in chi ha dato determinate disposizioni; chi si sente scontento, ma non lo esprime apertamente; chi non osa mostrarlo affatto; c’è chi ha incomprensibilmente abbandonato il proprio cavallo da mesi, lasciandolo alle cure della struttura.

Per me è un membro della famiglia, un compagno di vita, e ne morirei per il solo non poterlo vedere, né montare.
In qualunque situazione non si può dire comunque chi abbia ragione, o chi abbia torto. Si potrebbe dire che entrambe le parti hanno ragione, oppure che entrambe abbiano torto; di certo, non è la maggioranza ad avere sempre ragione. Si è abituati a pensare che il concetto di maggioranza sia sinonimo di giustezza. La maggioranza potrebbe anche prendere decisioni “sbagliate” sotto certi aspetti ed inspiegabilmente possa prenderne anche contro se stessa. Ogni scelta è difficile ed ha un impatto sul presente e sul futuro. Il modo più semplice di affrontare ogni scelta è quindi domandarsi che impatto essa avrà sulla nostra vita.

DPCM su DPCM. Per il nostro sport nulla è cambiato con il DCM 1 aprile 2020, rispetto al DPCM 8 marzo 2020.
Hai mai provato a leggerli? Io l’ho fatto. Ecco cosa recitano:

“il mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro” e “Lo sport di base e le attività motorie in genere, svolti all’aperto …… sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro”. (da DPCM 8 marzo 2020)

“è raccomandato ai Comuni e agli altri enti territoriali, nonché alle associazioni culturali e sportive, di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal presente decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone ovvero svolte presso il domicilio degli interessati” (da DPCM 8 marzo 2020)

“sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresì le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo” e che, come chiarito dallo stesso premier Conte “ovviamente gli atleti non significa che non potranno più allenarsi: non lo faranno in maniera collettiva ma individuale” (da DPCM 1 aprile 2020)

L’attività equestre è un’attività individuale. Non trovi?!
Certamente l’emergenza esiste, ma non interessa direttamente l’equitazione. La visione del non poter montare il proprio cavallo è distorta e fuori dalla realtà e ci siamo visti ingiustamente negata la possibilità di allenarci, a causa di una esasperata, ossessiva e drammatizzante gestione dell’emergenza, anche dalle diverse associazioni e federazioni, soprattutto da parte della FISE stessa.
Mi chiedo perché prendano tutti pedissequamente e come oro colato quello che decidono le federazioni. L’ordinamento sportivo ha una certa autonomia, rispetto a quello generale (dello Stato), ma deve soggiacere a dei limiti; pertanto provvedimenti che hanno determinato una lesione di situazioni giuridiche soggettive rilevanti, configurabili come diritti soggettivi o come interessi legittimi, sono manifestatamente incostituzionali, poiché privano i soggetti (atleti) che svolgono attività sportiva (equitazione) dei propri diritti fondamentali (il proprietario ha il potere assoluto di godere e di disporre del bene). In altre parole la legge dello Stato è sovrana: l’ordinamento statale ha una posizione di supremazia su tutti i vari ordinamenti settoriali (es. sportivo); esiste quindi un principio generale di “gerarchia delle Istituzioni”, secondo il quale le norme di rango sottordinato non possono contrastare con le norme di rango sovraordinato.
In certi centri in Italia e in altri Paesi continuano a montare, lo sapevi? Eppure l’emergenza è mondiale!
L’equitazione è diversa da altri sport: non c’è contatto e si svolge in spazi molto grandi. Allora perché averci costretto a privarcene, come se fossimo alla legge marziale, o soggiogati dalla dittatura?!
È come se ora fossimo privati del potere di godere e di disporre appieno di un nostro bene, quasi come se avessimo il cavallo al fermo, cosa che avviene nel caso in cui il proprietario ha un dovere ad adempire e non lo onora, con il divieto di utilizzarlo fino a data incognita, visto che non si sa con certezza quando finirà questa situazione di disordine nazionale; oltre che sentirci cittadini schedatati, controllati e sorvegliati, privati della privacy e monitorati in ogni spostamento.
Non bisogna, però, dimenticare che svolgere un’attività all’aria aperta è un farmaco potentissimo, per mantenere il nostro equilibrio emotivo soprattutto in queste giornate di inattività forzata. Appare quindi evidente come non si possa rinunciare, sempre nel rispetto delle norme e del buonsenso, a distrarsi per garantire il benessere psico-fisico di ognuno di noi.
L’equitazione garantisce appieno questo benessere. Riesce infatti a dare un calcio anche ai disagi psicologici e come dice un vecchio detto inglese “Pago al mio terapeuta mangime e fieno e lui mi ascolta ogni giorno”, diventando così un ottimo “diversivo”.
Il benessere psichico consiste anche nel raggiungimento di obiettivi che non si raggiungeranno facilmente ed in breve tempo soprattutto per i non professionisti (proprietari) con velleità agonistiche, che si sono ingiustamente visti negata la possibilità di allenarsi, a causa di una esasperata, ossessiva e drammatizzante gestione dell’emergenza, ma non dell’emergenza in sé, ma nella fattispecie della disciplina sportiva da noi praticata.
Siamo nel mezzo di una pandemia mondiale. Le pandemie sono purtroppo ricorrenti, appare quindi molto probabile che anche con l’attuale dovremo convivere per molti mesi e nessuno sa quando finirà.
Le norme si rispettano, ma rimangono leciti il dibattito, il dubbio, l’opinione.
Mi auguro di non essere sola.

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