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So che non mi hai lasciato

La parete grigia non è venuta esattamente come avevo in mente. Le pennellate più che sfumate sono puntinate, sembrano quasi il manto di un cavallo pomellato; allora ho deciso di farla dipingere di nuovo. Dopo questa modifica, ho chiesto un parere alla mia migliore amica ( un’ amica potrebbe dirti di tutto e il contrario di tutto, dopotutto è solo una parete … ma per essersi guadagnata lo spazio nel mio cuore, è sincera). Non solo ne è stata entusiasta, ma osservando attentamente mi ha fatto notare un curioso particolare, dicendomi : ” Le vedi quelle tre sagome?” Guardo più volte, ma non le vedo, e mi sembro essere tornata quella ragazzina, che, a differenza di tutti gli altri turisti, faticava a distinguere il profilo della dea Nut, divinità egizia del cielo, sull’immensità di un soffitto di un tempio. Dopo qualche minuto sono in grado di individuare le tre sagome e l’effetto è davvero sorprendente. Si delina un volto di un uomo di profilo, che indirizza lo sguardo verso l’ingresso della stanza; un altro di spalle (quelle spalle larghe e forti non le dimenticherò mai!); e un’altra più indefinita.
Con questo non voglio affatto spaventarti, non è magia, nè una storia di fantasmi, ma non ho alcun dubbio: quello è il suo profilo. Sembra quasi che mentre l’imbianchino stava dipingendo, il suo spirito si sia appoggiato, lasciandone impronta, come segno d’apprezzamento della tinta e come a dire “Ottimo lavoro!” Non credo più a nulla, ma sono certa che da quel posto, che amava tanto e che non ha mai visto finito, non se andrà mai.

“Tutto quello che vedi un giorno sarà tuo”

Da Lassù avevano già deciso di staccargli il biglietto, ma come … era troppo, troppo perso.  Aveva ancora una vita davanti a sé, tanti sogni da realizzare, progetti in corso, …

Purtroppo, quando il Cielo ha già stabilito cosa dovrà accadere, è davvero difficile far sì che cambi idea. E così , sono rimasta sola, senza il mio forte guerriero.

Che senso ha ormai senza di lui l’ “impero” che mi ha lasciato? Osservandolo bene, mi sembra così vasto, forse troppo. Non è che le energie impiegate per renderlo tale gli hanno fagocitato tutte le forze?
L’unico pensiero che mi aiuta ad andare avanti è cercare di renderlo almeno come l’aveva sognato lui, o se possibile, più bello e sfavillante.

Il rumore della mia anima …

” Il dolore è un fiume in piena. Non devi rinforzare le pareti, ma far sì che l’acqua esca” mi disse una volta un amico, anzi per me molto di più.

Dolore,  quale dolore vi chiederete … Vi prego, non chiedetemelo, perché voglio dimenticare e far affiorare soltanto i momenti più belli,  i migliori.

A volte,  però,  pesanti nuvole grigie si accumulano nella mia anima e sono davvero difficili da allontanare. Come faccio a tenerle lontane, almeno per un po’? Scrivo.

Buffa questa parola “scrivere”. Ricordo perfettamente come andò il mio primo tema a scuola: avevo quasi il panico del foglio bianco (quale scrittore non lo teme), e … non scrissi nulla. “Non avevo niente da dire!” dissi tranquillamente a chi mi chiese spiegazioni.

 

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