Crea sito

Prendere in prestito la libertà

“Il cavaliere deve essere coraggioso per tutti e due: deve infondere coraggio al cavallo. ” Piero d’Inzeo

Quando aspetto di entrare in campo gara guardo gli ostacoli quasi a sfidarli, come quasi a dire “insieme ce la possiamo fare!”. A volte, però, penso “ma chi me l’ha fatto fare!” , ho paura solo a guardarli quei salti, figuriamoci a superarli! Ma ti assicuro che è una sensazione indescrivibile quando tu e il tuo destriero superate ostacolo dopo ostacolo, adrenalina pura, cosa che saprai perfettamente se anche tu pratichi questa disciplina dell’equitazione. È proprio come prendere in prestito la libertà e, concentrata sul percorso da eseguire, tutti i pensieri svaniscono e rimaniamo soltanto noi due.

Paura di dimenticarti

Non appena varco la soglia di casa, dopo aver trascorso intere giornate lontano da casa, a volte mi viene da pensare che tu sia ancora lì. Chissà perché questo pensiero … forse perché cerco di resettare momentaneamente la realtà e di rifugiarmi in un mondo fittizio, di cui tu fai ancora parte. Sono ormai diversi mesi, però, che non ci sei più, ma non l’ho ancora accettato. Forse è normale, forse mi servirà ancora tempo, o forse per quanto tempo potrà passare, non sarà mai abbastanza, ma è davvero difficile convivere con questa situazione e col vuoto che hai lasciato. Sembra quasi di vivere una vita parallela.
Per di più ho il folle terrore di dimenticarti, già dimenticarti. Tutti mi dicono che è impossibile, ma se i ricordi collegati a te svanissero per sempre, come se non fossi mai esisto? Se scordi un volto, c’è sempre una foto che viene in tuo aiuto, ma i ricordi?
Ho paura di dimenticare la tua risata; il modo con cui tamburellavi con la mano sul volante, mentre risuonava a tutto volume la tua canzone preferita; il modo con cui ti brillavano gli occhi quando sorridevi; come facevi l’occhiolino; la tua voce; il tuo essere geniale in ogni occasione; le prelibatezze che preparavi con quel poco che c’era in frigorifero; i momenti passati insieme; …
Con tutti questi pensieri mi viene in mente una scena di un film che guardavo da bambina.

Ma come si fa ?

Seduta in un locale con un’amica, mentre aspettiamo di ordinare, mi colpisce una giovane coppia. Lui ordina una birra, lei acqua. Ecco la solita moscia! Ma come si fa a stare con una così?Addirittura ordina un hamburger, chiedendo espressamente “senza salsa barbecue”. Ma come si fa, dico io, è soltanto un panino e le salse sono fondamentali! È junk food e i condimenti contribuiscono a renderlo tale! Che senso avrebbe decidere di mangiarlo, se poi devi farti tante paranoie? Senza questo, quello, o con l’aggiunta di … Mah !
A tale proposito mi viene in mente un tipo che una volta, rivolgendosi a me, mi ha detto “ma è strano che le ragazze bevano la birra !”. Io l’ho guardato semplicemente sorridendo , pensando “quelle toste sì !”.

Vengo poi incuriosita da una ragazza che mangia una pizza margherita. Ha scelto questo gusto semplice, forse perché è sempre l’eterna indecisa e crede che, non essendo farcita, sia meno calorica, ma poi ci mette sopra la maionese (sai quella nelle bustine per le patatine fritte ???) . Completamente assurdo ! È convinta che questa genialata la faccia ingrassare meno ? Si mangia più volentieri fuori, sai, sapori diversi, non trovi ? E lei per non sbagliare (sbagliare cosa poi ? anche se l’assaggi, poi ti rendi conto che non è stata di tuo gradimento, la prossima volta non la sceglierai più, ma almeno puoi dire di averla provata!) preferisce andare sul sicuro con una banalissima e noiosissima margherita !

Abbracciami!

Quante volte avrei voluto dirti “Abbracciami!”, ma, non capisco bene il perché non sia riuscita ancora a formulare questa parola così semplice, eppure dall’effetto così benefico. Forse perché solamente incrociare il tuo sguardo profondo e rassicurante è già sufficiente a farmi sentire meno male e ad allontanare, almeno per un po’, i brutti pensieri; o forse non ho il coraggio di chiedertelo, non perché me lo negheresti, ma perché, nel tentativo di farmi raggiungere la superficie, le lacrime farebbero timidamente capolino nei tuoi occhi e tu con forza le ricacceresti indietro.

Sarà quello giusto?

Non so voi, ma io il mio “mister perfect” non l’ho ancora trovato: sono perseguitata da questa regola “chi mi fuma non mi piace” e “chi mi piace non mi fuma”, o mi infatuo sempre di quello sbagliato! L’ultima sbandata (se la vogliamo definire così, questa dura da circa due anni) è per un uomo che nel complesso è assolutamente perfetto: cortese, educato, interessante, con valori (al giorno d’oggi è difficile trovarne di persone così!),con il quale mi sento capita e protetta, in particolar modo in questo periodo della mia vita, nel quale mi sento proprio come canta Sia in “Helium”:

“I’m trying but I keep falling down
I cry out but nothing comes now
I’m giving my all
And I know peace will come
I never wanted to need someone

Yeah, I wanted to play tough
Thought I could do all this on my own
But even Superwoman
Sometimes needed Superman’s soul
Help me out of this hell
Your love lifts me up like helium
Your love lifts me up when I’m down down down
When I’ve hit the ground
You’re all I need …”

Insomma è proprio una perla! Se non fosse per il fatto che è accompagnato. Uffa! Ma cosa ci trova in questa tipa così diversa da lui? D’accordo che “gli opposti si attraggono”, e che “l’amore è cieco”, ma a tutto c’è un limite!
Lei non è per niente alla sua altezza: lui solare, brillante, sportivo, spiritoso, che si sa stupire delle cose della vita, anche se ha qualche anno in più di me; lei musona, gelosa, che non sa né di me, né di te, vestita come se non tenga per niente né a se stessa, tantomeno a lui, come se quasi non si renda conto che al suo fianco ha un tipo da paura!
Conquistarlo e far si che diventi mio … come fare?
Dentro di me iniziano a combattere due vocine che mi sussurrano consigli contrastanti: una mi spiega che non è moralmente corretto “sfasciare” quell’isola felice; l’altra che qualche momento di felicità spetta anche a me! E se fosse quel lui tanto menzionato dalla mia dolce nonna, che diceva spesso “Sono un po’strega, sai! Vedrai che una volta completati gli studi lo trovi!”?
Diventare amica del “nemico” per scoprire i difetti della sua compagna e trovare il modo di metterla in cattiva luce? Potrei cercare di comportarmi alla stregua dell’insetto stecco, che è un vero mago del mimetismo, non solo per l’aspetto, ma anche per il comportamento: non vola, non punge e non scappa. Spero, però, di non fare come Julia Roberts ne “Il matrimonio del mio migliore amico” che cerca invano di sabotare il matrimonio del suo migliore amico, di cui lei è innamorata. Oppure potrei adottare la tattica del “non ti curar di lei, ma guarda e passa”?
Mentre in me vive questo dilemma, mi viene in mente quanto mi ha detto una volta un’amica:
“Il mondo è pieno di persone che in qualche modo ti possono piacere, è anche questione di occasioni per conoscerle, per instaurare un rapporto duraturo d’amore. Mi sembra che fino ad ora tu abbia avuto poche opportunità per fare tutto ciò, quindi quell’unico speciale diventa ”unico”, perché è l’unico che hai l’occasione di frequentare. Voglio dirti di non fissarti con una persona che non è libera.” Ma lei, non avendolo mai conosciuto di persona, non può di certo capire!

So che non mi hai lasciato

La parete grigia non è venuta esattamente come avevo in mente. Le pennellate più che sfumate sono puntinate, sembrano quasi il manto di un cavallo pomellato; allora ho deciso di farla dipingere di nuovo. Dopo questa modifica, ho chiesto un parere alla mia migliore amica ( un’ amica potrebbe dirti di tutto e il contrario di tutto, dopotutto è solo una parete … ma per essersi guadagnata lo spazio nel mio cuore, è sincera). Non solo ne è stata entusiasta, ma osservando attentamente mi ha fatto notare un curioso particolare, dicendomi : ” Le vedi quelle tre sagome?” Guardo più volte, ma non le vedo, e mi sembro essere tornata quella ragazzina, che, a differenza di tutti gli altri turisti, faticava a distinguere il profilo della dea Nut, divinità egizia del cielo, sull’immensità di un soffitto di un tempio. Dopo qualche minuto sono in grado di individuare le tre sagome e l’effetto è davvero sorprendente. Si delina un volto di un uomo di profilo, che indirizza lo sguardo verso l’ingresso della stanza; un altro di spalle (quelle spalle larghe e forti non le dimenticherò mai!); e un’altra più indefinita.
Con questo non voglio affatto spaventarti, non è magia, nè una storia di fantasmi, ma non ho alcun dubbio: quello è il suo profilo. Sembra quasi che mentre l’imbianchino stava dipingendo, il suo spirito si sia appoggiato, lasciandone impronta, come segno d’apprezzamento della tinta e come a dire “Ottimo lavoro!” Non credo più a nulla, ma sono certa che da quel posto, che amava tanto e che non ha mai visto finito, non se andrà mai.

1 2